La festa del Redentore a Venezia,

 

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Questa volta tratta di un evento davvero bello e tipicamente veneziano - il Redentore. E’ una  festa che ha sempre luogo in luglio, e rende omaggio al Salvatore: consiste in un pellegrinaggio su un ponte di chiatte, una  messa solenne, dei fantastici fuochi d'artificio, varie regate ed  altri eventi correlati. La data esatta e' la terza domenica di luglio, 
che quest'anno cade il 15, ed il sabato che la precede, quindi  quest'anno il 14.

Questa  tradizione, in parte religiosa e in parte laica,  trae le proprie origini da una terribile pestilenza che colpi’ Venezia nel 1576,  e durante la quale morirono circa 50.000 persone, compreso il noto pittore Tiziano Vecellio. Il Doge - all'epoca Alvise I Mocenigo -,  fece il voto di costruire un’ imponente chiesa se la pestilenza  fosse cessata. La sua costruzione venne affidata al famoso architetto  Andrea Palladio, e fu consacrata nel 1592, diventando uno dei migliori  esempi di architettura palladiana. Negli anni seguenti, il Doge prese l'abitudine di compiere un pellegrinaggio annuale alla chiesa  utilizzando un ponte provvisorio di chiatte che, per l’occasione, viene tuttora costruito tra le Zattere e l'isola della Giudecca (una breve passeggiata dal Ca' Pisani!).

Percio’, da allora, si continua a festeggiare il Redentore  anno dopo anno, e la domenica  potrete vedere moltissimi credenti seguire i loro preti lungo le Zattere, in direzione del ponte provvisorio, ed attraversarlo per raggiungere la chiesa del Redentore: quel giorno e' infatti quasi  interamente dedicato alle celebrazioni religiose.

 

Il sabato, invece, le persone si organizzano per festeggiare i fuochi d'artificio che sono visibili al meglio dall'acqua (specialmente dal Canal Grande). Di buon mattino i veneziani iniziano a decorare le proprie barche, piccole o grandi che siano, e nelle ore successive il bacino di San Marco pian piano si riempie di imbarcazioni di tutti i tipi, decorate da ghirlande, palloncini e traboccanti di piatti tipici quali la pasta e fasioi (pasta e fagioli), il baccala mantecato, etc., ed un cospicuo numero di bottiglie di vino,  preferibilmente prosecco. Questa festa e’ veramente amata da tutti gli abitanti della laguna: i pescatori di Chioggia, ad esempio, arrivano molto presto, quel giorno, ormeggiano i loro pescherecci lungo la Riva degli Schiavoni (tra San Marco e l'Arsenale) ed iniziano a cucinare il pesce da loro stessi pescato, facendo un sacco di fumo con le griglie. 

 
Di solito tra le 6 e le 7 della sera il bacino pullula di barche e la gente comincia a mangiare e a bere, mentre su alcune imbarcazioni si balla al ritmo della musica da discoteca. Attorno alle 23.30 si 
cominciano a sparare i fuochi d'artificio da una serie di pontoni vicino all'isola di San Giorgio, dando il via  ad  uno spettacolo davvero affascinante che  dura circa mezz'ora. Una volta terminati i fuochi, la tradizione vuole che si mangi l'anguria e poi ci si diriga verso il Lido
per aspettare l'alba in spiaggia. Questo e' di solito appannaggio dei giovani!

Naturalmente, i fuochi possono essere ammirati anche dalle rive, e se la sera del Redentore camminate lungo le Zattere, la Riva degli Schiavoni o anche la Giudecca, vedrete delle lunghe tavolate organizzate dalle persone del posto. Qualche anno fa ci fu un certo malcontento in quanto parte della Riva degli Schiavoni  fu completamente bloccata da una grossa nave da crociera che impediva la visione dei fuochi ai veneziani seduti lungo quelle rive. Cosi’ ora 
vige un tacito accordo per il quale le navi che arrivassero quel fine  settimana si ormeggiano a San Basilio, dove non si preparano i tavoli (essendo distante dal bacino di San Marco).

Detto cio’ , perche’ non approfittate del nostro codice promozionale capi03 per clienti preferenziali (casella ‘ special code ’ in seconda pagina del nostro sito)   e  venite a festeggiare con noi veneziani quest’evento meraviglioso? Al momento c’e’ ancora qualche stanza disponibile!

 

Sperando di accoglierVi presto, Vi inviamo con l’occasione  i nostri  migliori saluti.

 

Marianna Serandrei e lo staff del Ca' Pisani